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Luigi Menichelli
 
II percorso elaboratìvo del linguaggio visivo di Luigi Menichelli ha attraversato diverse fasi stilistiche che lo hanno visto esprimersi con l'astrazione lirica via via proseguendo per ricerche che lo hanno portato a formalizzazioni più intensamente comunicative, di quelle che si Impongono allo sguardo per l'evidenza dell'immagine. Nel suo caso particolarmente accattivante. La sua precedente grammatica era tesa a riassumere la realtà visibile nella vibrazione cromatica, nel gesto pittorico, nella purezza assoluta della pittura. Successivamente, da quegli impasti, accenni di immagini sembravano emergere - o forse parevano farsi riassorbire - dall'uniformità dello sfondo pittorico.


"Giardino di Silvana" resine e smalti su steli di palma cm. 120x120 - 2000


"Condominio di Catel" resine e smalti su foglie di giardino 55x55 - 1998

Una certa figurazione ha iniziato a prendere corpo, via via affrancandosi dall'astrazione ma anche dalla pura pittura. Il suo lavoro si è fatto complesso ma non meno esteticamente suggestivo. In questi lenti passaggi, in una sorta di "morbidezza poetica", nell'attenzione alla stratificazione compositiva e nel legame con una tematica naturale - seppure allargata di significato - il lavoro di Menichelli tradisce una certa continuità con la sua ricerca passata, di artista di provato currlculum aperto all'evoluzione del suo tempo.

Questa modernità, questa propensione alla ricerca, questa curiosità di giocare con pezzetti di vita reale rimaneggiati per giungere a nuove forme fa del lavoro di quest'autore un lavoro "giovane": al di là di biografie e limiti generazionali. Dunque questo giovane artista.con la costanza e la minuzia che lo caratterizza, istituisce il suo nuovo linguaggio con cui elabora "quadri" molto particolari. Con la pazienza di un cercatore di fossili si procura l'occorrente per creare, non accontentandosi di fare di questa materia. recuperata un elemento o un impasto pittorico, bensì dando al gesto del "cercare" un aspetto determinante che fa parte integrante del lavoro.

 

 


"Giardino di Catel" resine e smalti su foglie 36x36 - 1999


"Prato di Sermoneta" resine e smalti su foglie di pioppo - 106x150 - 2000

Egli quindi trova reperti che la natura ha espulso dal proprio ciclo primario e li consegna a nuova e perenne vita sintetica attraverso il potere dell'arte che - scontato ma inevitabile è qui il parallelismo -riecheggia processi alchemici, dando corpo a quell'illusione. Foglie, arbusti, erba, rami secchi sono quindi dall'artista trattati con catrame, e resine sono poi disposti in composizioni calibrate e precise che vengono fissate in veri e propri quadri. Il colore, altra nota dominante e comun denominatore del suo lungo legame con l'arte, è scelto seguendo accostamenti cromatici contrastati attenti all'assorbimento della luminosità dei materiali, opachi o lucidi, porosi o più lisci, a seconda dell'effetto desiderato.

Sin qui, l'operazione è interessante ma rientra dentro una prassi creativa di storica memoria: l'assemblaggio, il polimaterismo, l'uso di reperti-rifiuti della realtà, il materismo cromatico e via dicendo... Quel che rende la riflessione di Menichelli moderna, quel che fa della sua produzione qualcosa di assolutamente dentro il proprio tempo, è l'ulteriore passaggio imposto a questi assemblaggi-quadri: la loro chiusura in teche trasparenti. Non in forma di cornice-filtro come per molte opere di artisti degli anni '60 e '70, per esempio, ma in veri e propri reliquiari che rimandano a contenitori si spoglie mortali e allo stesso tempo preziose dall'effetto Indubbiamente plastico, ma dal carattere assolutamente pittorico.


"Orto di Rizieri" resine e smalti su foglie di fico - 120x150 - 2000


"Orto di Rizieri" resine e smalti su foglie di fico - 120x150 - 2000

L'operazione alleggerisce il tratto Informale dell'opera e mira a eliminare ogni memoria organica dei singoli reperti e la loro appartenenza al mondo naturale per trasformarli in prodotto incorruttibile e inalterabile, congelato in questa nuova veste per sempre, nella fissità della propria artificialità sottolineando il potere manipolatorio, inquietante ma allo stesso tempo seduttivo, dell'iperindustriale, della tecnologia, dell'ingegneria genetica. Senza cadute nella narrativa, seguendo codici appartenenti a una visione, quella dell'arte, che vive e si rianima, oggi sempre di più e sempre meglio, affiancando culture, mescolando riferimenti, contaminando linguaggi.

Barbarea Martusciello

Roma, agosto 2001


Senza titolo - resine e smalti su foglie di fico - 40x60

"Prato di Sermoneta" resine e smalti su foglie di pioppo - 106x150 - 2000

Senza titolo - resine e smalti su foglie di fico - 100x100

Senza titolo - resine e smalti su foglie di magnolia - 100x120
 
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