ELIO CORCIONE

Simulacri, mere apparenze alla deriva, sono le immagini proposte da Elio Corcione alla sua prima mostra personale. L’artista presenta una galleria di volti, per lo più di profilo, giovani esistenze frammentate, indistinte in una omologazione analoga a quella che deriva da un genere di moda che rende ogni cosa priva di personalità. Da questa matrice comune Corcione trae la sua cifra stilistica, vicina a certa illustrazione d’oltreoceano. Capelli radi e occhiali sono pochi e unici segni distintivi di questi esseri che il pittore osserva con un disilluso quanto accorato sguardo. Rinchiudendole in un guscio sempre uguale a se stesso, si confronta con quel mondo su cui si affaccia di volta in volta con dolore, con stupore, con perplessità.


Dall'istinto - olio su tela - 55 x 95


Quale umanità - olio su tela - 150 x 105

Le sue figure fluttuano, quasi ritagliate sui fondi a tinta unita, si stagliano sulla tela spesso coricate, come vinte, smembrate dai corpi che un tempo le sostenevano. L’artista ci racconta di quelle giovani esistenze inquiete, impossibilitate a comunicare, con sguardi velati dal sottile diaframma delle lenti-schermo da cui osservano una realtà deformata ed al tempo stesso si nascondono per non svelare pudori nascosti e fragilità disarmanti.

Le sue icone vivono un’estasi incessante e straniante e a noi non resta che contemplare immagini ancora umane, ma che di umano non hanno nulla. Mani bianche e volti che hanno perso la propria fisinomia in cui riecheggiano deformazioni espressionistiche alla Bacon convivono sulla tela nell’ovale di un volto svuotato privato di ogni umanità. “Sono l’uomo robot”, recita il ritaglio di giornale, un microchip è il futuro che avanza.


Esisto anch'io - olio su tela - 58 x 77

Isole di noi - olio su tela - 150 x 90

L’umano sentire partito per una destinazione sconosciuta si è perso nell’oblio di una sera più scura del solito. Accade però di cogliere ancora un alito di vita nel giallo che vibra e nella materia-colore che prende forma e si disfa al tempo stesso, mutando le proprie sembianze in una forma sfuggente. Come un desiderio di redenzione sopravvive la segreta speranza di poter riscattare dal loro destino piante, uomini ed ogni altro essere vivente, sottraendoli alla lenta distruzione e ad una sofferenza soffocata.

 

 

 

La medesima sofferenza si coglie nel volto schiacciato, appiattito, quasi annullato, dalle monolitiche ed ingombranti presenze di quei padroni privi di volto, posti sui piedistalli. Talvolta il fluire del pensiero che si crede di cogliere in una immagine contemplata emerge più chiaro dall’indistinto e la figura monocroma assume forma maggiormente definita in virtù di una conquistata astrazione che ha il potere di affrancare dall’emozione. Talaltra le emozioni prendono il sopravvento e la massa del colore liberato confonde le forme e le convoglia in un fluire continuo creando un equilibrio temporaneo, dunque effimero. Solo il legame di un sottile filo evita una dispersione centrifuga ed una frammentazione dell’io. Ed è proprio sull’io, sulle verità nascoste, che il lavoro di Corcione trova un momento di quiete, solo apparente, nello svolgersi in orizzontale dell’opera “Segreti”, che sembra svelare qualcosa di solido, compatto, evocando, ancora una volta, una testa umana.

 


Campo magnetico - olio su tela - 75 x 100

Plasmare la vita - olio su tela - 69 x 62
L’artista non indugia sui particolari e sceglie di utilizzare i colori per le loro proprietà spaziali, un giallo arancio così intenso da proiettarsi all’esterno cela un cupo verde petrolio, tutto interiore e misterioso. Le potenzialità negate, in quanto sconosciute, si trasformano in gemme, pietre preziose d’un rosa pallido che evoca una imminente fioritura. Infine frammenti, forse poveri resti di quel corpo abbandonato, vagano, attratti irrimediabilmente dall’intero, sospesi in un campo magnetico che li rende parte di un unicum anche grazie ad una coerente omogeneità cromatica. Uno sguardo intimamente coinvolto quindi, quello di Corcione, sulle nuove generazioni, carico di slanci empatici che non di rado si dissolvono ora dando origine, ad una sensazione di impotenza, ora schiudendo inattesi spiragli.

Elena Paloscia


Segreti - olio su tela - 150 x 60

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