Osvaldo Licini
disegni 1924 - 1950
6 aprile - 5 maggio 2001
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Grafie del pensiero Sono ben rari gli artisti per i quali l'opera disegnativa può vantare una qualità pari a quella delle loro pitture espressivamente più alte. Licini appartiene a questo gruppo perché per lui il disegno non solo è materia di pura invenzione formale, assolutamente autonoma, ma perché esso si configura altresì quale organismo morfologico del significarsi proprio dell'immagine, della sua profondità ideativa e della sua spazialità costruttiva.
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Il lemma visivo del "segno" assume allora in Licini una funzione mai subordinata ad un qualche concetto preparatorio, ad una qualche gerarchia categoriale, ma riveste un'inedita proprietà lessicale nei suoi etimi costitutivi, aprendo prospettive imprevedibili per una originale semantica della rappresentazione che s'iscrive in una topografia del pensiero immaginale, delle sue erranze orfiche, quali incommensurabili magie di un vedere rabdomantico. |
| Il tracciato grafico che intesse un "ductus" mosso da estri e da sensi trasgressivi, insorgendo come un filamento genetico vagante nel vuoto, arriva così a connotare fattezze di misteriose apparizioni suscitate dalle veglie dell'anima. Da simili prospettive insondabili giunge il lieve profilo ritmico del suo segno rapinoso, capace di acrobatici voli celesti e di abissali perdizioni erotiche, di grottesche deformazioni fantastiche e di trasparenti metamorfosi, sia pulsionali che immaginative. Segni, non sogni, precisamente. Non spettri, ma figure di una apocalisse visiva che inscena le proprie pronunce sulla esigenza radicale dello scandalo poetico. |
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Tra incanti solari e notturnità mistiche scorre infatti la grafia errabonda
della "imagerie" di Licini che attraversa, in filigrana, misteriosofici
percorsi, inesplicabili spazi di silenzi clamanti, di lontananze, di prossimità,
di interroganti attese, gli uni e le altre portatrici d'inattingibili
verità. Poeticamente, Licini ha continuato, con l'impareggiabile bellezza
della sua captante scrittura visiva, a trasvolare universi ignoti alle
mappe dello sguardo. |
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L'itinerante magnetismo segnico che si dipana a figurare, per invisibili tramandi, l'al di qua e l'al di là dello sguardo è innanzitutto ritmo pulsante del pensiero, trama di vorticose ebrezze immaginative che animano le "Ammalassunte", gli "Angeli ribelli", le "Croci viventi", le geometriche partiture di auree speculazioni, di arcane incantevoli numerologie, di fiori surreali, di nuove armonie, in bilico tra il nulla e l'essere, in un'ammaliante affabulazione visiva che suggella, per alchimie mentali, il mistero ineludibile dell'esperienza in sé originaria dell'arte. Toni Toniato |
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