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Angela Pellicanò
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Io so di speculari orbite... Angela Pellicanò |
![]() " Postazione mutevole SUD-SUD-EST" - tecnica mista su tela - cm 60x60 - 2005 |
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possedendo adeguati strumenti critici, di fronte all'Arte Contemporanea
mi pongo con il solo aiuto dell'emozione. So che non è abbastanza. Ma, in fin dei conti, è quello che io chiederei agli spettatori di un film. C'è sempre tempo per l'analisi, dopo. Guardando le opere di Angela Pellicano, quindi, la porta delle emozioni era aperta e le emozioni arrivavano, senza farsi aspettare... Qualcosa di misterioso, ma antico e riconoscibile. Forme dimenticate, forse. Oppure, forse, rimosse. Che appaiono da quelle ombre mediterranee... Non ombre di cupezza, non ombre di morte, ma ombre perché da qualche parte c'è il sole. Colori terrosi come le terre del Mediterraneo, l'unico mare che ha la terra nel suo stesso nome. |
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![]() " Esuli Umori Esili" - Tecnica mista su tela - cm 65x70 - 2005 |
![]() "La casa di mio padre" - Tecnica mista su tela cm 65x60 - 2005 |
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Qualcosa
di misterioso e femminile, creativo e distruttivo insieme come le dee
Kali e Parvati, l'una manifestazione dell'altra: se una non distrugge,
l'altra non può costruire. |
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![]() "madre madre" |
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Quello
che è sempre stato e che dovrebbe continuare ad essere questo nostro Paese:
un ponte gettato verso il sud, nel centro del Mediterraneo. Gabriele Salvatores |
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"This is I the Giant" - Tecnica mista su tela cm.120x101 - 2008 |
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| Una delle esperienze più significative della pittura del nostro tempo - vanamente insidiata dall'indifferenziata virtualità dell'immaginario tecnologico - è rappresentata, tutt'oggi, dalla sua facoltà di ascoltare dentro la propria materia una densità di voci, di toni, di silenzi finora inauditi. A questa rischiosa dimensione dell'inesprimibile si richiama anche l'opera di Angela Pellicanò che si è affacciata da qualche anno alla ribalta dell'arte, imponendosi già tra le più interessanti figure emergenti del Meridione. E alle matrici più remote di questa cultura si riferiscono, in sostanza, i caratteri dei suo forte simbolismo con cui l'artista rinnova tensioni di una spiritualità tutt'altro che arcaica, intrisa di una solenne e severa essenzialità propria di certe tendenze estetiche dell'arte contemporanea. La pittura risuona allora di fermenti misteriosi che affiorano a far concrescere, nel dramma di una memoria - retaggio di miti comunque inesauribili -, disseppellite realtà gravitanti sulla stessa condizione dell'esistere attuale. | |
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"Tommaso Campanella" - Tecnica mista su tela cm 100x80 - 2008 |
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Sarebbe tuttavia un deviante malinteso se si riportasse la cocente esperienza espressiva della Pellicanò all'ambito circoscritto di suggestive, ma ancora nostalgiche evocatività, perché l'artista indaga, scava, estrapola da un fondo di arcane sedimentazioni e di archetipi addirittura inesplorati i segni, i vocaboli, le impronte di una visionarietà originaria che deve saldarsi con la pulsione non meno originaria di una cruciale materia di senso, vale a dire con quella forza sacrale che può ricollegare la coscienza dell'uomo, dell'esserci, alla vita universale del mondo. Di questa materia e del suo ethos sono radicalmente permeate le sue immagini che incarnano altre visioni in una pulsante trama, per sovrapposizioni, per folgoranti erosioni, per sapienti assemblaggi di fantasmatiche presenze e allusioni alla notturnità e alla solarità delle cose, tra affondi neri arsi, splendori bianchi, calcinati, gialli e rossi lavici e vivezze auree, in una rifusa bellezza magica, nell'alchimia di sostanziali precipitati dell'ombra e della luce. |
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| E’ la pittura a farsi qui traccia allora di un'erranza immaginativa che oltrepassa l'orizzonte vacuamente convulso dei quotidiano e si fa invece proiezione, sguardo, ascolto di nuove proposizioni visive. Prevale dunque una piena autonomia della strutturazione pittorica, fatta di cromie variegate, di trasparenze rabbrividenti e di grafemi emblematici, mutuati da antiche scritture, rapsodicamente latenti, che riemergono con ieratica fermezza formale a ridestare profondità della psiche, insorgenze segrete che respirano delle vibranti enunciazioni con l'evidenza inattingibile della poesia. La ricerca di Angela Pellicanò, quasi volontariamente azzerando i risultati della scena moderna dell'arte (ma così in effetti non è, posto che delle esperienze artistiche tiene chiaramente conto), rimette l'arte sulle palafitte e, dunque, ricomincia da zero. Ricomincia cioè dal segno, dal colore, dalla materia, quasi a fondare, questa volta su basi soggettive, un linguaggio che proprio perché sottratto all'imperativo del presente, recupera le motivazioni primarie della comunicazione al di là di una precisa dimensione spazio-temporale. | |
![]() well, we'll make the glasses accordingly ( Dippold, the Optician) - Tecnica mista su tela cm. 95x56 - 2008 |
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Nel
suo meccanismo da archeologa del futuro l'artista calabrese utilizza parimenti
diversi fattori: le pulsioni emozionali, la disciplina della ragione
strutturante, una sapiente strumentazione puramente pittorica (trame,
interventi cromatici, collages, stratificazioni e sedimentazioni) una
forte tensione concettuale, una ritrovata sacralità del fare, e
una memoria lunga che mischia civiltà magnogreca, segni iniziatici,
crittografie simboliche, cadenze decorative, modelli archetipi e scritture
arcaiche. Nascono così questi
dipinti in cui si avverte con
chiarezza la stratificazione della cultura e il tentativo
riuscito di andare alle radici del linguaggio: una
complessa architettura di segni, non più tratti dalle scritte
sui muri odierni, ma da una coscienza antica, si infittisce
in una equilibrata tramatura che a volte compone anche presenze iconiche:
la casualità della sgocciolatura convive con il
rigore del progetto. Ma la pittura si avvale anche di interventi materici, di radice poverista, che si mischiano con la preziosità dell'oro, di colori bassi, di una materia scarna, con abrasioni e ferite, che ha la certezza di guardare al futuro, ma anche la cognizione di chi avverte il bisogno di muovere un primo passo. Una pittura, infine, che è scrittura. Anzi, l'individuazione di singole e significative parole con le quali ricominciare a parlare e, per dir tutto, a capirsi Toni Toniato |
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Angela
Pellicanò |
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2006 |
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| 2008/2009 |
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Le sue opere sono presenti in:
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Si sono interessati alle sue opere: Lucio Barbera, Carlo Fabrizio Carli, Martina Corgnati, Claudio Di Biagio, Vittorio Esposito, Italo Evangelisti, Gianfranco Ferroni, Gianluca Ligi, Dante Maffia, Nuccia Micalizzi, Elena Paloscia, Gabriele Salvatores, Renata Sansone, Ilaria Schiaffini, Giuseppe Selvaggi, Gabriele Simongini, Franco Spena, Toni Toniato, Irene Torchia.
"La Repubblica", "L'Unità", "La Stampa", "Il Tempo", "Il Giornale dell'Arte", "Il Giornale di Calabria", "Il Giornale d'Italia", "IL Quotidiano","La Sicilia", Catalogo Finarte 1998-1999-2002, "La Gazzetta del Sud", "Italia sera", "FlashArt", "il Corriere Laziale". "Daidalos".
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Angela Pellicanò
(Reggio Calabria 03/01/1963) |
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| 2008/2009 |
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Her works are present at:
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Her art work attracted the interest of : ….. and the following newspapers: "La Repubblica", "L'Unità", "La Stampa", "Il Tempo", "Il Giornale dell'Arte", "Il Giornale di Calabria", "Il Giornale d'Italia", "IL Quotidiano","La Sicilia", Catalogo Finarte 1998-1999-2002, "La Gazzetta del Sud", "Italia sera", "FlashArt", "il Corriere Laziale". "Daidalos".
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