Jacopo Fo – Dio è nero (e Gesù è un profugo siriano)

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Dopo aver esposto in una mostra personale le opere di Dario Fo a maggio del 2016, Monogramma è lieta di presentare le opere di Jacopo Fo, 12 lavori su tela inerenti il tema della cristianità.

La mostra resterà aperta fino al 20 aprile 2017 con i seguenti orari :

Tutti i giorni escluso i festivi, dalle ore 10.30 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00

Dio è nero (e Gesù è un profugo siriano) di Jacopo Fo

Questa mostra è un atto di opposizione a quanti erigono muri in nome di Dio.
A quanti non sentono l’imperativo morale di portare aiuto ai profughi e ai diseredati.
Viviamo una fase di revanscismo di sentimenti ignobili.
Sento il bisogno di ribellarmi all’ipocrisia di chi inneggia alla guerra e poi rifiuta di soccorrere i profughi.

Innanzi tutto mettiamo i puntini sulle “i”.
Secondo i Vangeli, Gesù era un profugo immigrato in Egitto per sfuggire alla persecuzione.
E non era biondo. Era piuttosto scuro di pelle e di capelli. Anche perché ai tempi gli ebrei non erano ancora arrivati nell’Europa del nord, dove a causa del freddo si sono un po’ sbiancati. Lo confermano autorevoli ricerche. Senza contare che una delle 12 tribù di Israele era nera, proprio nera, e lo è ancora! Quindi c’è il rischio che Gesù fosse non solo abbronzato ma proprio nero.
Quindi ne discende che la sua mamma, la Madonna, fosse piuttosto scura di pelle anche lei. Cosa di cui peraltro molti italiani sono convinti da tempo visto il proliferare delle Madonne Nere sul suolo italico.

Inoltre la rivoluzionaria ricerca di Luca Cavalli Sforza sul dna dei mitocondri delle cellule umane, ha dimostrato che discendiamo tutti da alcune donne africane nere di pelle. Quindi Eva era nera, e visto che Dio ci fece a sua immagina e somiglianza, è indiscutibile pure che Dio è nero!

Ed è pure dimostrato che le principali invenzioni dell’umanità primitiva, l’uso del fuoco, l’agricoltura, la ceramica, sono state realizzate da popolazioni nere dell’Africa prima delle migrazioni nel resto del mondo.
Questi sono i fatti, taciuti dalle scuole e dalla maggioranza dei testi divulgativi.
Ho deciso quindi di realizzare una serie di dipinti che facciano giustizia delle falsificazioni cromatiche razziste. Una mostra che parte da Roma e ha come obiettivo quello di girare l’Europa per arrivare infine in Africa.

Vorrei con questa azione pittorica innanzi tutto celebrare la bellezza dei popoli neri e secondariamente raccontare quel che viene taciuto. Ho una sola paura: che mi si accusi di blasfemia per aver dipinto un Dio nero. Temo che la stupidità dei bigotti razzisti sia superiore a qualsiasi logica consequenziale. Vediamo cosa succede.

PS

Questi lavori proseguono la ricerca sulle meravigliose sfumature della pelle nera che ho intrapreso per realizzare i pannelli di informazione sanitaria utilizzati durante il progetto teatrale in Mozambico “Il Teatro Fa Bene”.

Locandina:

Vernissage:

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